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I markers tumorali sono sostanze biologiche (proteine e/o ormoni) che aumentano nel sangue in presenza di un tumore.

Bisogna, tuttavia, tenere in considerazione che:

  1. I markers tumorali alti si trovano anche in condizioni fisiologiche e/o patologiche non tumorali;
  2. Non sono in grado di discriminare alterazioni maligne da quelle benigne;

E’ giusto, quindi, preoccuparsi quando i markers tumorali sono alti? Scopriamolo in questo articolo andando ad esaminare nel dettaglio:

  • Quali sono e a cosa servono i markers tumorali?
  • Quando bisogna preoccuparsi?
  • Quando dovrebbero essere controllati?

Quali sono e a cosa servono i markers tumorali?

1. Antigeni oncofetali (proteine carcinoembrionali)

Il CEA (Antigene carcinoembrionale) è una glicoproteina appartenente alla famiglia delle immunoglobuline che ha una concentrazione plasmatica in condizioni normali che va da 0 a 4 ng/ml.

I livelli di CEA aumentano in maniera significativa in presenza di tumore al polmone e/o del colon-retto. Aumenti del CEA si osservano anche in presenza di malattie non neoplastiche quali:

  • Malattie infiammatorie intestinale;
  • Gastriti;
  • Bronchiti;
  • Pancreatiti;

Inoltre, livelli di CEA fino a 10 ng/ml possono trovarsi anche nei fumatori.

L’antigene carcinoembrionale non è utile nello screening, ma è importante dopo la diagnosi per la prognosi e il monitoraggio. Valori alti dopo il completamento degli interventi terapeutici del cancro del colon retto sono segnali di allarme per recidive e/o metastasi.

L’ alfa fetoproteina (AFP) è una glicoproteina sintetizzata dal fegato che aumenta durante la gravidanza (i suoi valori diminuiscono subito dopo la nascita) in quanto ha il ruolo di proteggere il feto dal rigetto materno.

In condizioni normali aumenta nell’80% dei soggetti con carcinoma epatocellulare e/o tumori delle cellule della linea germinale sia maschile che femminile. Valori alterati si possono riscontrare anche in presenza di tumori gastrointestinali, cirrosi ed epatiti virali.

2. Mucine

Il Ca 19-9 (Antigene Carboidratico 19-9) è un marcatore tumorale associato a tumori di origine gastroenterica. Infatti, aumenta, nel 80-90% dei tumori al pancreas e in combinazione col CEA è utile nella valutazione di pazienti con tumori del colon-retto.

Valori alti si riscontrano anche in patologie benigne quali: cirrosi, colestasi, colangite, pancreatite. Per questo motivo l’uso nella diagnosi è limitato, tuttavia, riveste un ruolo importante nella prognosi e monitoraggio. In seguito a rimozione chirurgica del tumore il Ca 19-9 dovrebbe rientrare nel range dei valori normali (< 30 U/ml) entro 2-3 settimane, in caso contrario valori alterati predicono la presenza di metastasi.

Il Ca 125 è un antigene glicoproteico che è presente in grande quantità nel siero di pazienti con carcinoma ovarico (si riscontrano alti livelli nel 75% dei casi).

Il Ca 125 risulta aumentato anche in altri tipi di tumore: 15% dei tumori della vulva, nel 30-40% dei carcinomi della cervice e dell’endometrio e nel 50% dei carcinomi tubarici.

Aumenta anche in condizioni non neoplastiche quali:

  • Gravidanza;
  • Endometriosi;
  • Policistosi ovarica.

Il suo utilizzo nella diagnosi di carcinoma ovarico è molto limitato, tuttavia, di recente è stata scoperta una glicoproteina l’He4 (Human epididymal protein 4) che risulta aumentata in presenza di tumori ovarici e che in combinazione con il Ca 125 aumenta di circa il 33% la sensibilità nella diagnosi di neoplasia ovarica (leggi articolo di riferimento).

Il Ca 15-3 (Antigene Carboidratico 15-3) è un marcatore tumorale che aumenta nel 96% dei carcinomi alla mammella. Tale antigene è presente anche nei carcinomi del colon, del polmone, dell’ovaio e del pancreas e in patologie non tumorali quali: epatite cronica, cirrosi, sarcoidosi e tubercolosi, pertanto, l’uso nella diagnosi e nello screening è fortemente limitato. E’ caratterizzato dall’avere un’elevata sensibilità e specificità per la valutazione del decorso clinico dei pazienti con metastasi da tumore alla mammella, infatti, oltre ad essere in correlazione con il numero e l’estensione della metastasi, correla bene con la sede della lesione invasiva.

3. Enzimi

Il PSA (Antigene Prostatico Specifico) è una glicoproteina prodotta dalla prostata con la funzione di mantenere solubile il liquido seminale.

Nel sangue si trova sia in forma libera (PSA free) sia complessata ad inibitori di proteasi, entrambe costituiscono il PSA totale.

Il PSA ha valori normali che vanno da 0 a 4 ng/ml e, solitamente, aumenta sia in seguito ad alterazioni benigne della prostata (prostatiti, iperplasie benigna) sia a causa di alterazioni maligne come il carcinoma alla prostata.

In presenza di valori di PSA > di 4 ng/ml per aumentare la specificità e distinguere un’alterazione prostatica benigna da una maligna si utilizza il dosaggio del PSA free e quindi il rapporto PSA TOTALE / PSA FREE, che nella maggior parte dei carcinomi prostatici risulta < 10%.

Un altro test introdotto di recente che aumenta la specificità e sensibilità nella diagnosi precoce di carcinoma prostatico è l’indice PHI (leggi l’articolo di riferimento) che tiene in considerazione oltre al valore del PSA totale e del PSA free anche il valore del precursore 2-proPSA.

L’enolasi neurone specifica (NSE) è un’enzima che aumenta in maniera abbastanza speicifica nei tumori di natura neuroendocrina quali: glucagonomi, insulinomi, carcinoidi intestinali, carcinomi midollari della tiroide e neuroblastomi in grande quantità. E’ relativamente specifico per i tumori polmonari a piccole cellule ed è utile per il monitoraggio del trattamento e la predilezione della ricaduta.

LDH (Lattato deidrogenasi) è un enzima che converte il lattato in piruvato. Aumenti di LDH in combinazione con aumento della fosfatasi alcalina possono essere associati a tumori epatici, soprattutto quando gli enzimi ALT e AST sono nella norma. 

4. Ormoni

La gonadotropina corionica (HCG) è un marcatore tumorale cellulo specifico dei tumori della linea germinale sia maschile che femminile. La determinazione dei livelli seriali di B-HCG sono di ausilio nel monitoraggio dei pazienti per evidenziare la persistenza o la ricorrenza dei tumori delle cellule germinali dell’ovaio dopo il trattamento iniziale (chemioterapia o chirurgia).

La calcitonina è il marcatore per eccellenza nel follow up del carcinoma midollare della tiroide, che rappresenta a tutt’oggi il suo principale utilizza anche se è presente in alcuni casi in carcinomi polmonari e alla mammella.

Quando bisogna preoccuparsi?

I markers tumorali non hanno una sensibilità e specificità elevate, infatti, come abbiamo ampiamente visto nei paragrafi precedenti, possono essere alterati in diverse condizioni patologiche non tumorali e/o fisiologiche, per citare altri esempi:

  • Il CEA è normalmente alto nei fumatori, senza che questo segnali la presenza di una neoplasia;
  • Il Ca 19.9 può essere alterato in presenza di malattie infiammatorie dell’intestino (come Malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa) o di bronchite cronica;
  • Il Ca 125 ha valori aumentati anche in patologie come l’endometriosi o la policistosi ovarica;
  • Il PSA può essere alto per un’infiammazione della prostata, soprattutto negli anziani, oppure in seguito a una lunga pedalata, a una visita andrologica con esplorazione rettale o se si è avuto un rapporto sessuale con eiaculazione il giorno prima dell’esame.

Qualora, dunque, i livelli ematici dei marcatori tumorali siano elevati rispetto ai valori normali non è il caso di allarmarsi e preoccuparsi. E’ consigliato, invece, rivolgersi al proprio medico curante e/o al medico specialista, che eventualmente deciderà di approfondire il quadro clinico con ulteriori indagini diagnostiche.

Quando e da chi dovrebbero essere controllati?

I markers tumorali non devono essere utilizzati nelle indagini di screening di pazienti asintomatici e/o con sintomi aspecifici (calo ponderale, astenia, sintomi neurologici sospetti).

La loro bassa specificità porterebbe ad un numero inaccettabile di falsi positivi sui quali dovrebbero essere eseguite ulteriori indagini di approfondimento inutili e preoccupanti.

Il dosaggio dei markers tumorali è di fondamentale importanza in presenza di tumore già accertato in quanto:

  • Si dispone di un valore da cui partire per verificare l’efficacia di un’eventuale terapia;
  • Avere un’indicazione di quanto la neoplasia è diffusa poichè nella maggior parte dei casi il valore del marker tumorale è strettamente correlato alla grandezza ed estensione della massa tumorale.

Inoltre il controllo dei markers tumorali come indagine di screening è consigliato solo a:

  • pazienti con sintomi e con familiarità per un particolare tipo di tumore;
  • pazienti che hanno già avuto un tumore per il controllo di eventuale comparsa di recidive;
  • soggetti ad alto rischio (es. fumatori, chi è esposto a sostanze radioattive).

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